Ribelliamoci al DDL Pillon, facciamo sentire la nostra voce, rendiamo l’Italia un paese civile, difendiamo i soggetti deboli.

Il 25 novembre è la Giornata Mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne istituita nel 1999 dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.   Tuttavia in Italia la predetta Giornata ha iniziato ad essere celebrata solo a partire dal 2005. Successivamente nel nostro Paese, anche a seguito dei numerosi episodi di cronaca inerenti donne violentate fisicamente e psicologicamente da uomini, nella maggior parte manipolatori, si è data maggiore importanza, non solo alla Giornata indicata, ma anche all’accrescimento di  informazione delle persone riguardo il fenomeno della violenza contro le donne.

Questo anno diventa ancor più importante far sentire la voce di chi subisce violenza in quanto è bene che sia chiaro quanto il DDL Pillon mortifichi e violenti fino ad uccidere le persone la cui vita è stata segnata dalla violenza .

E’ impossibile, come confermato dalla maggior parte dei giuristi, psicologi e associazioni femministe, individuare qualcosa di positivo nel predetto DDL soprattutto perché lo stesso va a ledere in modo irreparabile l’interesse e il bene primario dei minori i quali vengono considerati come merce di scambio e non come persone. Leggendo il testo di legge si evince, in modo palese, che a prevalere è solo esclusivamente l’interesse dei genitori e, in particolar modo, dei padri anche quando sono violenti.

E allora ci si chiede: in Italia si è iniziato a parlare di violenza di genere solo nel 2005 e adesso, nel 2018, si vuole tornare indietro agevolando la violenza?

Purtroppo si constata ancora una volta come l’Italia sia un paese prettamente maschilista e come il narcisismo del potere voglia dimenticare i principi basilari su cui si basa la nostra Costituzione e il benessere dei bambini la cui voce non viene ascoltata in quanto l’egocentrismo degli adulti, o meglio di una categoria di adulti, deve vincere su tutto anche se questo comporta altra violenza.

Facciamo sentire la nostra voce senza aver paura.