Il Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca sta distribuendo nelle scuole le linee guida nazionali per educare al rispetto e  alla parità tra i sessi e prevenire la violenza di genere e tutte le forme di discriminazione.

Tale documento assume una notevole importanza laddove, richiamando l’art. 3 della Costituzione Italiana, mette in evidenza l’importanza nelle scuole di accettare e accogliere le diversità, individuando gli elementi che contribuiscono a definire la propria identità, evitando espressioni improprie e offensive.

Insegnare la parità tra i sessi significa distruggere lo stereotipo della donna quale soggetto debole, incapace di pensiero astratto, emotiva piuttosto che razionale. Questa ideologia purtroppo ha caratterizzato i rapporti tra i sessi e l’organizzazione familiare e ha comportato nel tempo la riduzione delle donne a corpo, dominato dall’uomo e destinato alla cura esclusiva della vita. Per tutti questi motivi  la prima differenza è stata di solito trasmessa come gerarchia : se c’è una differenza  qualcuno è migliore e qualcuno è peggiore. Dalla differenza come disuguaglianza gerarchica discende la relazione nella forma del dominio, che produce discriminazioni e che in italiano risulta simboleggiata e costruita dalla pratica linguistica.

Pertanto è fondamentale porre fine ad una tale ideologia e ciò può farsi ribadendo, anche nelle scuole, che “maschio” e “femmina” connotano l’identità della persona ma non denotano comportamenti predefiniti.

Ci sono molti modi di essere donna e altrettanti di essere uomo.

Durante il percorso del processo educativo e formativo si deve favorire la libertà di essere uomini  e donne in modo da rispettare sé e gli altri.

Anche il linguaggio deve adeguarsi a tale percorso, in quanto un linguaggio omologante non produce un linguaggio “neutro” bensì lo “maschilizza” attraverso l’estensione alle donne dell’uso del genere grammaticale maschile e favorisce  comportamenti discriminatori.

Per combattere la violenza di genere è bene ricordare che la stessa è presente in tutti i ceti sociali, in tutte le età, livelli di istruzione e benessere economico. Può essere violenza fisica ripetuta e costante oppure violenza psicologica tesa ad annientare la persona. Il fatto più grave, determinante, è che non sempre viene identificata dalle donne stesse come violenza e viene spesso nascosta come qualcosa di cui ci si vergogna, si è colpevoli, viene subita come fatto naturale, parte del rapporto, o per apparente mancanza di alternative o per amore dei figli che spesso assistono agli abusi e possono diventare poi a loro volta attori o vittime di violenza. E’ la violenza più terribile perché ha luogo nella maggioranza dei casi negli spazi più noti e cari, laddove ci si aspetterebbe la prima sicurezza: per questo è difficile e importante vederla, riconoscerla e cercare aiuto.

Chi lavora sui casi di violenza ritiene indiscutibile che gli uomini che condividono la cultura della superiorità maschile siano più inclini a diventare partner abusanti, così come è dimostrato che le donne portate a concepire per sé un ruolo subalterno nella coppia sono più inclini a subire e a non denunciare.

La scuola deve impegnarsi nel realizzare una reale inclusione per valorizzare le singole individualità ed educare le nuove generazioni al valore positivo delle differenze e alla cultura del rispetto. La nascita di una dialettica tra identità e diversità consente la più compiuta affermazione dell’individuo.

Avv. Marzia Mincuzzi