Il DDL Pillon sulla riforma del diritto di famiglia è l’espressione emblematica  di una Nazione, quale è l’Italia, ricca di contraddizioni e basata su una cultura di natura prettamente maschilista.

Infatti, il predetto DDL n. 735 si pone in contrasto con i principi fondamentali posti alla base del diritto di famiglia ed è da considerare come un passo indietro nel percorso di tutela dei minori.

Questi ultimi sono mortificati nel loro diritto ad essere considerati e protetti come persona distinta da quella dei genitori o, comunque, distinta dal mondo degli adulti. Il DDL Pillon protegge solo gli uomini , ovvero protegge e risponde solo alle esigenze dei padri accusati di violenza e abusi. E i minori sono protetti? Si ascolta il loro grido di aiuto? Si considerano le esigenze dei bambini, spesso vittime di violenza assistita?

La risposta è negativa. Il DDL Pillon non presta nessuna attenzione nei confronti dei minori, considera solo la voce degli adulti e, precisamente, dei padri. Nessuna considerazione viene data alle donne che sono vittima di violenza e che cercano disperatamente di essere supportate, aiutate, credute per salvare i figli. Il DDL 735 scoraggia ancor più le madri a denunciare e punisce i bambini che trovano il coraggio di rifiutare, come è legittimo, il padre maltrattante.

Il DDL 735 dà credito all’alienazione parentale, ovvero alla Pas, dimenticando che la suddetta  è classificata come non scientifica tanto da non essere presente nel D.S.M. e, pertanto, non ha alcun fondamento scientifico e la sua applicazione in tribunale presenta gravi rischi favorendo e tutelando i padri abusanti.

A ciò si aggiunge che il DDL 735 sembra dimenticarsi del femminicidio attribuendo scarsa importanza alle denunce sporte dalle donne maltrattate e vessate da uomini privi di empatia che considerano la donna oggetto del loro potere e i figli come strumento da utilizzare contro le donne che hanno il coraggio di ribellarsi al fine anche di dare una possibilità ai figli e, precisamente, al fine di rendere gli stessi liberi.

Il Giudice, dovrebbe secondo quanto stabilito dal predetto DDL, imporre la frequenza del genitore violento anche ai figli vittimi di violenza fisica, psicologica, assistita, sessuale e ciò in spregio ai bisogni e diritti dei minori.

Il DDL Pillon è un attentato ai diritti dei bambini e delle donne ponendo alla base norme che favoriscono la violenza  e proteggono solo esclusivamente i persecutori/i carnefici in netto contrasto con la Convenzione sui diritti del fanciullo 1989, con la Convenzione Lanzarote 2007 e con la Convenzione Instanbul 2001.

Il diritto alla permanenza paritetica, così identificato dal DDL 735, non è da ritenersi un diritto in quanto diventerebbe solo un’arma di minaccia e di ricatto ad ogni scontro tra ex coniugi e lederebbe l’equilibrio dei bambini che vedrebbero la loro vita spezzata in due, violando il diritto all’ascolto previsto dalla Convenzione sui diritti del fanciullo, ledendo il diritto alla salute del bambino, il diritto all’integrità psico-fisica e il diritto alla difesa.

Il DDL Pillon è l’espressione di un paese che regredisce in quanto sorprendentemente favorisce la violenza e la perversione in famiglia punendo solo le vittime!