STALKING

Parliamo di Stalking

PARLIAMO DI STALKING[1]

Gli studiosi che si occupano del fenomeno dello stalking sono concordi nell’elencare sei tipologie di stalker[2]:

1) IL DELIRANTE

2) IL RIFIUTATO

3) IL RISENTITO

4) IL PREDATORE

5) IL BISOGNOSO DI AFFETTO

6) IL CORTEGGIATORE INCOMPETENTE

Cominciamo dal primo tipo, quello con il quale noi psichiatri abbiamo maggiore familiarità: la persona affetta da un disturbo mentale che si chiama delirio erotico, o “erotomania” in senso psichiatrico, erotomania delirante.

Il soggetto con delirio erotico ha la convinzione che l’altra persona, il suo oggetto d’amore, sia innamorata di lui. Con il suo comportamento il soggetto risponde semplicemente all’amore che l’oggetto ha per lui, in base alla sua convinzione delirante ovviamente; non è per niente consapevole che il suo comportamento è disturbante, anzi si meraviglia se glielo si fa notare.

L’oggetto (delle molestie) di solito è di livello sociale elevato, o può essere un personaggio pubblico, dello spettacolo, ha iniziato per primo la relazione amorosa (nella convinzione delirante del soggetto), non può essere felice senza l’amore del soggetto, se è sposato il soggetto è convinto che il matrimonio non è valido, se l’oggetto rifiuta le sue attenzioni è perché ci sono persone gelose che ostacolano questo amore, ecc. Si tratta di una condizione francamente patologica, spesso sono i medici vittime di questi deliri.

Abbiamo di recente seguito un caso di delirio erotico a Lecce; il lavoro è stato pubblicato sulla rivista telematica Psychiatry-on-Line, POL-IT[3].

Il delirio erotico è conosciuto anche come Sindrome di De Clérambault, dal nome dello psichiatra francese che meglio di altri lo ha descritto; era già conosciuto e classificato in precedenza, addirittura dai tempi di Galeno ed è stato decritto più frequentemente nelle donne, ma possono ammalarsi anche gli uomini; è stata descritta anche una erotomania omosessuale ed anche una forma bisessuale.

Questi pazienti iniziano cercando dei contatti con l’oggetto, dapprima discreti, poi sempre più invadenti: telefonate, sms, e-mail, lettere, cartoline, bigliettini, regali, appostamenti sotto casa o sotto l’ufficio, lo studio, l’ambulatorio. Lo scopo della persecuzione, che non è ritenuta tale dal soggetto, è quello di coronare il loro sogno d’amore, che però è stato iniziato dall’oggetto, e di solito non ha finalità di unione sessuale; i francesi, che hanno descritto per primi questo delirio, l’hanno anche chiamato “Folie de l’amour caste”. Possono avere allucinazioni, svolgere delle conversazioni (immaginarie) con l’oggetto, interpretare avvenimenti neutri come segnali d’amore da parte dell’oggetto, ecc.

A questa prima fase di speranza, segue poi la fase del dispetto, in cui la ricerca di contatti si fa più insistente e connotata da sentimenti di rabbia, fino alla fase finale, quella del rancore e dell’odio, in cui può esserci l’aggressione fisica ed anche l’omicidio dell’oggetto o di chi, nella convinzione delirante, ostacola il sogno d’amore.

Questa è l’unica tipologia per la quale, nel caso di reato legato al particolare delirio (cioè se il soggetto aggredisce l’oggetto d’amore o chi, secondo lui, ostacola la relazione, può essere la moglie, nel nostro caso era la segretaria del medico), potrebbe invocarsi il vizio di mente; infatti se il reato commesso è strettamente collegato all’ideazione delirante e quindi indotto dalla patologia ha quel “valore di malattia” che può escludere o attenuare l’imputabilità.

Il secondo tipo: l’ex-partner rifiutato

Il rifiutato è quello che non si rassegna alla fine di una relazione, o alla separazione coniugale; la motivazione dello stalking può essere la riconciliazione oppure la vendetta.

È una delle forme più persistenti di stalking, più frequente in soggetti di sesso maschile; questi soggetti possono divenire violenti, sino ad aggredire fisicamente l’ex-partner; forse erano violenti già prima dell’inizio dello stalking e probabilmente la rottura della relazione o la separazione coniugale è avvenuta proprio a causa del loro comportamento violento e possessivo, non tollerato dal partner.

La persecuzione, portata avanti in maniera ossessiva, diventa un modo per mantenere e proseguire la relazione.

Le motivazioni psicologiche di questo comportamento potrebbero ritrovarsi in:

  1. a) problemi affettivi irrisolti che risalgono all’infanzia, oppure:
  2. b) una ferita alla propria autostima, sono soggetti che non tollerano l’abbandono.

Ciò non giustifica ovviamente il comportamento di stalking, né attenua la responsabilità del soggetto.

Possono esserci problemi di personalità; personalità immatura nel primo caso, quello dei problemi infantili irrisolti, personalità narcisistica nel secondo, quello di coloro che non tollerano la ferita dell’abbandono.

Dico problemi e non un vero e proprio disturbo di personalità perché, per definizione, i disturbi di personalità sono modalità comportamentali che compaiono precocemente, nella post-adolescenza e nella prima età adulta, verso i 18-20 anni, e che sono mantenute stabilmente nel tempo. Un vero disturbo di personalità, in senso psichiatrico, non insorge all’improvviso in seguito alla rottura di una relazione o ad una separazione coniugale; se c’è esisteva già da prima.

Potrebbe essere in gioco una depressione? Difficile dirlo, non conosco studi in questo senso; la reiterazione del comportamento molesto ed aggressivo richiama un po’ i disturbi ossessivi.

Per i comportamenti molesti sono state calcolate queste percentuali[4]:

(a)

Tjaden e Thoennes, 1998

(b)

Hall, 1998

(c)

Westrup et al., 1999

(d)

Pathè & Mullen, 1997

(e)

Zona et al., 1993

f)

Mullen et al., 1999

(g)

Meloy et al., 2000

Telefonare 61,00% 87,00% 86,00% 78,00% 57,00% 78,00% 71,00%
Mandare lettere 33,00% 50,00% 50,00% 62,00% 61,00% 65,00% 14,00%
Seguire/Pedinare 82,00% 80,00% 81,00% 71,00% 28,00% 73,00% 48,00%
Danno alla proprietà 29,00% 43,00% 31,00% 36,00% 8,10% 40,00% 29,00%
Sorveglianza attorno la casa n.d. 84,00% 25,00% n.d. 32,00% n.d. 66,00%
Violazione di domicilio n.d. 39,00% 14,00% n.d. n.d. n.d. n.d.
Visita sul luogo di lavoro n.d. 54,00% 39,00% n.d. n.d. n.d. 23,00%
Confronto diretto n.d. n.d. 17,00% 79,00% 18,00% 86,00% n.d.
Minaccia di violenza 45,00% 41,00% 76,00% 58,00% 45,00% 58,00% 75,00%
Violenza fisica

 

n.d. 38,00% 36,00% 34,00% 6,00%

 

36% vittima

6% terzi

40,00%

Legenda: n.d.= non disponibile. (a) Studio epidemiologico, 625 vittime donne. (b) Sondaggio su 125 donne e 25 uomini vittime presentatisi in seguito ad annunci sui media. (c) Questionario a 36 vittime studentesse di college. (d) Studio su 83 vittime donne e 17 maschi, centro psichiatrico forense. (e) Studio retrospettivo psichiatrico forense su 74 molestatori. (f) Studio descrittivo psichiatrico-forense di 145 stalkers. (g) Studio descrittivo di 65 stalkers in ambito psichiatrico forense.

Telefonate 78,00%
Minacce di violenza 76,00%
Pedinamento 75,00%
Lettere e fiori 60,00%
Appostamenti vari 40,00%
Visita sul luogo di lavoro 40,00%
Violenza fisica 37,00%
Danno alla proprietà 35,00%
Sorveglianza sotto casa 35,00%
Violazione di domicilio 26,00%
Violenza sessuale 10,00%
Violenza a terzi, animali, ecc 6,00%
Omicidio 5,00-10,00%
Omicidio/suicidio 5,00%
Tentato omicidio 3,00%

In un caso ogni 20 di stalking da parte di un ex-partner c’è da attendersi un omicidio/omicidio-suicidio; il dato potrebbe anche essere letto in questo senso: per ogni omicidio messo in atto da uno stalker rifiutato ci sono ben 20 casi di stalking, di molestie, di aggressioni.

Una terza tipologia è quella del predatore.

Lo stalker predatore, ben mimetizzato nella società, raccoglie accuratamente informazioni sulla vittima al fine di preparare la sua azione, un attacco, di solito una violenza sessuale. Per raggiungere l’obiettivo può dedicare molto tempo alla pianificazione delle proprie azioni. Il predatore prova soddisfazione e senso di potere nell’osservare la vittima di nascosto, nel pianificare l’agguato senza minacciare o lasciar trapelare in anticipo le proprie intenzioni. I predatori, sono sempre di sesso maschile, hanno spesso disturbi del comportamento sessuale (pedofilia, sadismo sessuale), possono già essere stati arrestati per molestie sessuali o per omicidio. Tra le tipologie rappresentano numericamente una parte la cui incidenza percentuale è difficilmente quantificabile, ma è certamente la più subdola e pericolosa. Le prede possono essere adulti o bambini, donne o uomini.

In questi casi di stalking la dinamica è simile a quella adottata dai serial killer, e lo stalking è configurabile come un vero e proprio comportamento criminale premeditato.

Il predatore (che può anche riuscire ad assoggettare più persone rendendole complici – talvolta inconsapevoli – della sua complessa, perversa e pianificata azione, sfruttando sottilmente, ad esempio, le dinamiche di gruppi contestualizzati come il luogo di lavoro o contesti similari) prende di mira una donna con l’intenzione precisa di manipolarla, adescarla, spingerla a compiere azioni compromettenti (es: foto, video, relazioni di varia natura) – o precostituirsi tracce che possano essere considerate conferme di eventi similari anche se mai realmente accaduti – in maniera da cominciare un lungo percorso di ricatto morale implicito, o materiale ed esplicito, per trascinarla lentamente in una spirale finalizzata a isolarla e a comprometterla sempre più con azioni via via più degradanti.

La vittima, in questi casi, presenta grandi difficoltà nel denunciare lo stalker, intanto perché attanagliata dal senso di colpa indotto dallo stesso, poi perché ricattata, ed anche, infine, ‘bloccata’ dal pur apparentemente semplice confidarsi con una persona cara, perché sarebbe costretta a rivelare cose compromettenti o pseudo-tali.

Ne risulta che lo stalker ha messo in atto una vera e propria “morsa” psicologica in cui la vittima è scivolata impercettibilmente, e quindi non ha modo di sottrarsi alla persecuzione. In questo quadro la vittima, chiusa nella sua situazione angosciante, sarà sostanzialmente isolata dai rapporti con gli altri, anche gli affetti più cari, e resterà segreto al mondo esterno il canale di comunicazione/controllo che sarà gestito in via esclusiva dallo stalker.

Le tecniche usate dagli stalker per avvicinare la vittima sono tecniche di manipolazione psicologica, tipo informarsi in precedenza sulle abitudini della vittima, i suoi gusti, le sue frequentazioni, i suoi hobby, dati personali (data di nascita, segno zodiacale, familiari, amicizie, inimicizie, problemi di lavoro, di salute o familiari, e qualsiasi elemento ulteriore possa rinvenire) in maniera che nel momento in cui inizia la fase di approccio abbia gioco facile nell’entrare nella sua vita; può ad esempio – ma le combinazioni o le azioni possono essere molteplici a seconda del contesto – farsi trovare per caso negli stessi luoghi frequentati dalla vittima, o creare artatamente condizioni che possano suscitarne l’interesse, o addirittura indurla (apparentemente per caso) a confidarsi o a chiedere aiuto proprio a lui; una volta ottenuta la fiducia della sua vittima, la porterà a commettere una qualsiasi azione – o carpirne la confidenza – azione della quale la vittima si vergognerà (e che difficilmente ammetterà) per poi dare inizio ai passi successivi, che la porteranno a sprofondare sempre più nel condizionamento, senza praticamente rendersene conto, o addirittura sentendosene colpevole.

La vittima, in una certa fase, giungerà a comunicare le proprie angosce e cercare conforto, paradossalmente, proprio nel rapporto relazionale con l’unico ‘vero’ interlocutore a sua disposizione: il suo stesso aguzzino, che in realtà controlla perversamente la situazione peggiorandola di proposito.

Naturalmente, nel momento in cui la vittima dovesse giungere a prendere coscienza, in caso di reazione sarà molto difficile per la vittima essere creduta, ovvero la sua vita sarà ormai molto compromessa. È facile intuire che, in situazioni come questa, il tasso di emersione sarà decisamente molto limitato, e il prezzo della reazione – quando accade – risulterà comunque molto elevato a causa delle ripercussioni e degli effetti a catena che, amplificati dallo stalker e dai suoi eventuali complici, si abbatteranno come una tempesta sulla sua vita in generale. È necessario anche non dimenticare il quadro psicologico delicatissimo in cui essa si trova, a fronte, di contro, della lucidità del suo persecutore.

Nella fase di reazione, poiché si tratta di autentici soggetti criminali, è altissimo il rischio che la vittima corre di venire aggredita violentemente, e finanche uccisa, nel momento in cui decide  – spesso per disperazione – di affrontare le possibili conseguenze e mettere fine alla persecuzione, rivelando questa situazione all’esterno.

Lo stalker si sentirà, infatti, messo in pericolo nel suo mimetismo, e cercherà di difendersi in ogni modo, utilizzando ogni metodo possibile per arrestare gli effetti della reazione della vittima – scaricando al massimo che può anche le difese più aberranti e subdole come la diffamazione e lo screditamento – sino a giungere alla violenza fisica, senza esitare e con notevole furia e accanimento.

Una quarta tipologia è il risentito.

Il risentito è quello che vuole vendicarsi di un danno o di un torto subito spaventando la vittima e danneggiandola in vari modi. Il risentito segue un piano punitivo e considera giustificati i propri comportamenti, da cui trae sensazioni di potere e controllo che rinforzano la condotta molesta.

Può soffrire di un Disturbo di Personalità, generalmente di tipo Paranoide; sono soggetti sospettosi e diffidenti in genere, isolati, solitari, che hanno pochi amici, che tendono ad interpretare in senso persecutorio ogni avvenimento, si sentono attaccati nella propria reputazione, nella propria

onorabilità.

Nonostante l’alta frequenza di minacce in questo gruppo, il rischio effettivo di violenza fisica è basso; possono “dedicarsi” a querelare per diffamazione i loro presunti nemici.

Nelle altre tipologie descritte, il corteggiatore incompetente, il bisognoso d’affetto, il comportamento molesto di solito è di breve durata e raramente diventano violenti. Di solito la conoscenza della vittima è occasionale e superficiale, non ci sono stati precedenti contatti sessuali, come nel caso del rifiutato.

CYBERSTALKING

Un’ultima tipologia di stalking è il cosiddetto cyberstalking, cioè la persecuzione tramite il web; questo è un capitolo abbastanza recente, ma più che sulle tecniche di adescamento tramite internet messe in atto dai predatori, vorrei accennare ad un fenomeno strano che si riscontra in Facebook.

Il fenomeno è quello dei “falsi profili”, cioè i fake, i troll, per usare le terminologia specifica. C’è gente che apre decine di falsi profili, dai nomi più disparati, sia come persone sia come gruppi, attraverso i quali posta i medesimi contenuti in tempo reale. Contenuti di che tipo? Ormai sono standardizzati: link, articoli, notizie dai loro blog, ecc. che negano la violenza di genere e gli abusi sui minori.

Questi soggetti, inseriti evidentemente in una rete perché non agiscono a titolo personale, hanno creato centinaia di falsi profili sui quali inviano contemporaneamente, con programmi appositi, notizie sempre dello stesso tono, e cioè negazione della violenza sulle donne e degli abusi sessuali sui minori; di solito sono esperti informatici, che quindi non hanno conoscenze specifiche nel campo della violenza di genere e degli abusi sessuali, riportano dati statistici manipolati ad arte che cercano di ribaltare ciò che dicono le statistiche ufficiali, e cioè il preoccupante aumento di questi due gravi problemi sociali.

Collateralmente questi falsi profili riportano anche articoli a sostegno della PAS, la cosiddetta sindrome di alienazione genitoriale e dell’affido condiviso; poiché non si tratta di esperti, cioè psicologi-medici-avvocati, è chiaro che sono foraggiati da chi realmente sostiene queste posizioni ma non vuole esporsi in prima persona.

È un fenomeno, questo dei falsi profili Facebook, che merita di venire approfondito perché potrebbe servire a mascherare criminali o pedofili; difatti è strano che su profili dai nomi accattivanti e che possono attrarre bambini o adolescenti (es. Babbo Natale, Cornetto alla nutella, La Befana, La famiglia del Mulino Bianco, La Fiaba, La Pasqua, Patatine fritte, ecc) compaiano notizie che negano gli abusi sessuali sui minori.

CONSEGUENZE PSICHICHE

Conseguenze psichiche per la vittima di stalking sono gravi stati depressivi, stati d’ansia, insonnia, incubi notturni, perdita dell’autostima. I disturbi psichici possono arrivare fino ad un vero e proprio disturbo post-traumatico da stress In questo particolare disturbo si hanno intensi stati di ansia e di paura, incubi notturni che si riferiscono alla persecuzione, sono possibili anche fenomeni di flash-back diurno, cioè il rivivere da svegli la persecuzione (avere l’impressione di essere seguiti, pedinati, ecc).

È un disturbo grave e persistente, invalidante, per cui si pongono problemi di valutazione del danno biologico di natura psichica e di conseguente danno morale, ma soprattutto di danno esistenziale.

[1]    Relazione al convegno organizzato dalla Rete nazionale Light-on-stalking. Bari, Aula Consiliare del Comune, 22/12/2010.

[2]    Curci P, Galeazzi GM, Secchi C (2003), La sindrome delle molestie assillanti (stalking). Bollati Boringhieri.

[3]    Mazzeo A, Pace V (2012), Un caso di delirio erotomanico – Cenni storici e rassegna della letteratura. Psychiatry OnLine. http://www.psychiatryonline.it/node/1283

[4]    Galeazzi GM, Curci P (2001), Sindrome del molestatore assillante (stalking): una rassegna. Giornale Italiano di Psicopatologia Vol. 7, num.4.