Nelle scorse settimane, successivamente alla pubblicazione di un video girato dalle Iene in tv, si è parlato di un fenomeno nato in Russia tra gli adolescenti, una sorta di gioco diffusosi tramite un social network locale che, attraverso svariate “prove” da superare, di pericolosità crescente, inducono psicologicamente la persona a considerare la propria vita una nullità, portandola al suicidio. Blue Whale (balena azzurra) è il nome di questo pericoloso gioco derivante dallo spiaggiamento dei cetacei che, lasciandosi trasportare dalle correnti a riva, trovano la morte.

La responsabilità dell’origine del gioco viene adibita ad un ragazzo russo, studente di psicologia, che è stato di recente arrestato con l’accusa di aver indotto al suicidio almeno 15 adolescenti. E così, a seguito della diffusione di questa notizia, spuntano in questi giorni casi anche in Italia: ragazzine con tagli improvvisi inflitti al proprio corpo e presumibili date di morte scritte sul diario. La domanda che ci si pone allora è la seguente: possono determinati servizi diffusi dai media coinvolgere gli adolescenti, magari caratterialmente più fragili, invogliandoli a “saperne di più” e rischiando di farli cadere in trappola? E ancora, quante volte abbiamo assistito a casi di suicidio collegati alla blue whale in Italia fino ad oggi?

È giusto intanto dire che non si tratta di un fenomeno recente ma risale a diversi anni fa e gli stessi giornalisti russi, nel riportarlo, usano sempre il condizionale in quanto le origini e le modalità associate al gioco, non hanno nessuna ufficialità. Gli angoli non moderati del web dimostrano che esistono da decenni forum “pro choise” in cui si formano gruppi di ragazzi che, facendo fatica a comunicare con la società, discutono tra di loro sulla scelta di togliersi o meno la vita, ma anche di reagire ed aiutarsi. Sulla Blue Whale dunque è chiaro che la notizia venga masticata e rimasticata dai media senza però considerare quanto possa esser dannoso raccontarla in una determinata maniera e, soprattutto, senza mai passare il messaggio più importante: la vita è molto più bella di uno stupido gioco!

Salvaguardiamo le generazioni future, facciamo sì che la prevenzione, non solo a ciò che è chiamato Blue Whale ma a ciò che in effetti si chiama “manipolazione psicologica”, venga fatta a priori e non a posteriori.

Gabriele Pace