Già nel 2007 una sentenza del Tribunale di Palermo precisò che gli atti di bullismo, ove non tempestivamente stigmatizzati dall’insegnante, possono stimolare gli allievi a comportarsi da prevaricatori per ottenere efficacemente e rapidamente ciò che si vuole senza mai rispondere delle conseguenze del proprio agire. Come comprovato da recenti ricerche psicopedagogiche, la prepotenza, se non tempestivamente stigmatizzata e contrastata, può arrivare sino al punto di pervadere le relazioni tra compagni di classe e di essere accettata come condizione normale dei rapporti interpersonali e sociali.

L’attenzione sui casi di bullismo nelle scuole oggi è prioritaria, non è infatti solo discussione del Parlamento ma anche della Cassazione. Di recente, infatti, alcuni bulli prendendo di mira un compagno di classe, aggredendolo e denigrandolo fino a filmare video tra l’omertà degli altri compagni, hanno costretto la vittima, rassegnata dalle continue sopraffazioni, a cambiar classe pur di non ritrovarsi a subire comportamenti reiterati di violenza.

La Cassazione, nel caso di specie, ha stabilito che ogni qualvolta aggressioni e molestie reiterate nel tempo creino un perdurante stato d’ansia e timore nella vittima, tale da costringerlo a cambiar classe, scatta il reato di atti persecutori, e quindi stalking, condannando anche i genitori dei colpevoli (se minorenni) a risarcire i danni alla famiglia del ragazzo perseguitato.