“Chiunque, con violenze o minacce gravi, agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, che si trovi in condizioni di minore difesa, è punito con la reclusione da 4 a 10 anni se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”. La pena della reclusione aumenta da 5 a 12 anni se commessa da un pubblico ufficiale o da un incaricato al servizio pubblico a seguito di abuso di potere o violazione dei propri doveri.

Questo è il primo dei 6 articoli del nuovo reato del codice penale introdotti al Senato lo scorso 17 Maggio e divenuto legge dopo l’ok della Camera. La legge fortemente richiesta dalla “Convenzione contro la Tortura delle Nazioni Unite”, a seguito dei bui capitoli italiani del G8 di Genova e alla violenta irruzione delle forze dell’ordine nella scuola Diaz, ha ricevuto diverse critiche per alcuni punti di dubbia interpretazione quali come verificare il trauma psicologico, l’abuso di potere e violazione dei doveri? “Mediante più condotte”… e se si verificasse solo una? E ancora quali sono i parametri per valutare il “trattamento inumano e degradante per la dignità della persona”?

La confusione dei diversi passaggi nasconde forse la paura di stipulare una vera legge sulla tortura verso l’obiettivo di un adeguata prevenzione e punizione?

Citiamo dunque Amnesty International il quale commenta: “non è una buona legge, ma è un passo avanti”.