La Corte di Cassazione si è pronunziata sul reato di atti persecutori ritenendo che lo stesso possa configurarsi ove la condotta dello stalker sia tale da determinare un logoramento psicologico e si manifesti quale intimidazione atta a suscitare turbamento apprezzabile nella psiche ed abitudini di vita della parte lesa. Tale comportamento può aversi anche attraverso reiterate telefonate “mute”. In ogni caso, quest’ultima condotta può integrare il reato di molestie.

La Suprema Corte, sezione quinta penale, con la sentenza 28 ottobre 2016, n. 45547, ha accolto il ricorso, pur ritenendo corretto il ragionamento del giudice di prime cure sulla insussistenza del reato di cui all’articolo 612-bis del Codice Penale a causa dell’esiguità del numero di telefonate effettuate dall’imputato, anche se in astratto il  predetto comportamento possa integrare la fattispecie in esame.

La Corte di Cassazione ha precisato che le telefonate molteplici ed effettuate di notte può costituire condotta punibile ex articolo 660 del Codice Penale, valutazione non elaborata dal giudice di merito. Pertanto la Corte di Cassazione ha annullato la sentenza impugnata, rimettendo il procedimento al Tribunale per un nuovo esame.