L’omicidio annunciato di Marianna Manduca ha avuto una clamorosa svolta giudiziale: la Corte d’appello di Messina ha condannato i due magistrati del processo in quanto lasciarono il marito della povera vittima, dichiarato uomo violento, libero di continuare ad agire nonostante le ben dodici reiterate denunce da lei fatte. Trentadue anni, madre di tre figli, Marianna venne aggredita violentemente più volte, anche pubblicamente, fino alla vigilia della sentenza di separazione quando l’omicida la uccise a coltellate ferendo gravemente anche il suocero. A 10 anni da questo grave episodio arriva la sentenza che stabilisce i reati di dolo e colpa grave nell’inerzia dei PM e l’incapacità di trovare un modo per fermare in tempo debito l’omicida, riconoscendo un risarcimento ai figli della donna. È stata inoltre condannata al risarcimento delle parti civili anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri.

L’ANSA, intervistando Carmelo Calì, cugino della vittima riporta:

“E’ stata una battaglia dura ma alla fine abbiamo ottenuto giustizia, con questi soldi per il risarcimento sono sicuro riusciremo a fare crescere con più serenità i tre ragazzi. Questa del Tribunale di Messina – prosegue – è una sentenza importante per tutti quelli che si sentono danneggiati da un errore dei magistrati. Quando mia cugina è morta ho richiesto di adottare questi ragazzi che sono rimasti senza punti di riferimento, ma era giusto avere anche giustizia per la morte della mia povera cugina che era stata maltrattata dal marito in vita ma anche dallo Stato che non è mai intervenuto”. “Sono felice – conclude – per i ragazzi. Io ho delle difficoltà economiche perché con mia moglie avevamo già altri tre figli naturali e non è facile al giorno d’oggi portare avanti una famiglia numerosa ora dopo la sentenza sarà più facile”.