Le ultime indagini condotte dall’ISTAT in collaborazione con il Ministero della Giustizia parlano chiaro, una donna muore per mano del proprio compagno ogni 2 giorni, 120 le vittime solo nello scorso anno. Il fenomeno, anche se in lieve calo rispetto allo scorso anno, resta di proporzioni preoccupanti, basti pensare che quasi 7 milioni di donne nel corso della loro vita hanno subito forme di violenza, dallo stupro alle violenze domestiche, dall’insulto verbale allo stalking rischiando il femminicidio. Nello specifico i dati aggiornati ISTAT riportano che la maggior parte delle vittime di femminicidio hanno una fascia d’età compresa tra i 18 e 30 anni, mentre quella dei carnefici tra i 31 e 40 seguiti da 41 e 50. In crescita purtroppo il femminicidio delle donne anziane comprese tra i 71 e gli 80 anni.

Nel 55.8% dei casi si parla di omicidi commessi per cause di natura sentimentale, con una relazione in atto al momento dell’omicidio o pregressa, di cui 63.8% nel caso di coniugi o conviventi, 12% fidanzati e 24% riguardanti rapporti sentimentali terminati prima dell’accaduto. Le vittime sono per la maggior parte di origini italiane, il 22% straniere con larga maggioranza di origine est europea. Percentuali simili anche per quanto riguarda gli aggressori.

Non scenderemo nei dettagli delle indagini riguardanti il modus operandi degli omicidi in quanto appare un quadro brutale e di violenza inaudita. I report della ricostruzione del movente invece sono abbastanza complessi, in via generica le cause sono legate a gelosia possessiva, motivi economici e adulterio.

In tutto questo, nonostante dal punto di vista normativo si possa notare un adeguato inasprimento delle pene e delle misure cautelari e nonostante i 10 milioni di euro che la legge del 2013 contro il femminicidio aveva previsto per i centri antiviolenza (e che sembra siano spariti una volta entrati nelle casse delle Regioni), tanti di questi centri e associazioni stanno chiudendo per mancanza di fondi dopo il taglio Gentiloni dello scorso marzo.

Fonti ISTAT